Posto in mia traduzione dall’originale tedesco (http://jetzt.sueddeutsche.de/texte/anzeigen/510944) e in più puntate un’intervista rilasciata a Peter Wagner per jetzt.de (il portale per i giovani della Süddeutsche Zeitung) da Joachim Gauck nel Settembre 2010, dunque pochi mesi dopo la sconfitta elettorale nella corsa a presidente della Repubblica Federale della Germania.
Joachim Gauck, già pastore protestante nella DDR e in seguito a capo dell’autorità incaricata di gestire l’immenso patrimonio di informazioni personali raccolte spionisticamente dalla polizia segreta del regime nell’Ex Germania Est, era stato candidato dall’opposizione alla presidenza della Repubblica Federale Tedesca, riscuotendo molta simpatia nell’opinione pubblica, in particolare tra i giovani. Da qui, l’intervista.
Come è noto, Gauck aveva perso allora l’elezione proprio contro Christian Wulff, candidato creato e imposto dalla cancelliera Angela Merkel e costretto neanche un anno e mezzo dopo alle dimissioni. I criteri della scelta di Wulff erano entrambi segni di un deficit democratico: da un lato, un egoistico calcolo politico, dal momento che Wulff era visto da molti come possibile candidato alternativo alla Merkel stessa nella coalizione, dall’altro, un esercizio decisionista del potere, la volontà di decidere personalmente sul futuro presidente. Quest’ultimo metodo era stato già adottato con il presidente precedente, Köhler, pure questo poi dimissionatosi, anche se per motivi politici e non, come Wulff, giudiziari. Mentre, però, Köhler almeno proveniva autorevolmente dal mondo dell’economia e della finanza ed era una persona fuori dalla politica di partito, Wulff non aveva la statura internazionale di Köhler e non era altro che un uomo di partito, incredibilmente giovane per la carica offertagli, fino a quel momento governatore generale della Bassa Sassonia, regione comunque importante, popolosa e ricca.
Credo che questa intervista sia un’occasione per fare una prima conoscenza più diretta di quello che sarà con ogni probabilità il prossimo presidente federale della Germania, ma soprattutto per cominciare a discutere insieme, a partire da questo documento, sulla crisi della politica in Germania e in Europa, sulle forme della comunicazione e della partecipazione politiche che si stanno sperimentando e sviluppando in questi ultimissimi tempi e sulle prospettive che si stanno aprendo.
“Non sono mica Lena. Ho settant’anni!
Un’intervista con Joachim Gauck sull’elezione persa a presidente federale, i suoi fans su Internet e la domanda su come si diventi politici.
D: Signor Gauck, ha digerito le settimane prima dell’elezione a presidente federale?
R: Quello che è successo non è stato affatto una crisi. Nei numeri, l’esito di questa elezione era chiaro fin dall’inizio. E io facevo parte di quelli che, attorno a me, erano i più realistici.
D: Ma il giorno dell’elezione è stato appassionante anche per Lei, o no?
R: La drammaticità del giorno dell’elezione è una cosa. L’altra era questo favore del tutto inconsueto specialmente da parte della popolazione più giovane. Era sorprendente. E rendeva felici.
D: Che età hanno i suoi quattro figli?
R: Il figlio più grande ne farà quest’anno 50. La più giovane ne ha 31.
D: Glielo hanno spiegato loro che cosa accadeva su Internet? Che là su Facebook decine di migliaia mettevano le loro facce per Lei.
R: Questo me lo ha raccontato mio figlio più grande. Lui ha vissuto in modo molto intenso la DDR e perciò nelle questioni politiche è più impegnato della più giovane. Anche se ogni giorno doveva operare in clinica ad Amburgo, è stato metà della notte seduto al computer e mi ha informato. Io di mio non ho aperto Facebook una sola volta. A tutt’oggi non sono ancora come funziona. Ho poi fatto un video-messaggio, in cui ho semplicemente guardato raggiante la gente e ho detto: super!
D: Come spiega a se stesso il Suo effetto?
R: Christoph Giesa, l’uomo che ha dato vito alla pagina su Facebook, disse durante una iniziativa che nella rete vale una sola valuta: autenticità. Questa cosa non l’avevo mai sentita e non posso neanche verificarlo, perchè non scorrazzo nella rete – leggo giusto le mie mail. Se è così, mi sono detto però, allora è un buon segno che tu abbia così tanti adepti. E non erano neanche gli unici: accanto a migliaia e migliaia che si impegnavano sulla rete, è venuto un sostegno massiccio da difensori dei diritti civili, da artisti, dai media, dalla popolazione…
D: Cosa ha pensato in quel momento?
R: ‚Non sono mica Beckenbauer. Non sono Lena. Ho 70 anni!‘.
D: Cosa significa quando così tante persone giovani applaudono esattamente Lei?
R: In gran parte, esiste una cultura del disagio. Chi è un pò cool, deve essere sempre frustrato e soffrire per ogni possibile cosa. Dalla generazione più anziana proviene sempre il sentimento: non ci si senta troppo bene! Ciò è connesso con le ombre del passato. Ma non incontra più il sentimento che della vita ha la giovane generazione. Ci sono molte persone che vorrebbero dire: il paese in cui vivo è un buon paese. Esse sono in cerca di persone in politica, le quali si vede che ci credono.
D: Di questa affezione si deve però anche far qualcosa, o no?
R: Per questo la politica e in parte anche i media hanno un compito gigantesco. Noi abbiamo assolutamente bisogno di un rafforzamento della partecipazione dei cittadini alla democrazia dei partiti.
D: E come?
R: Abbiamo bisogno di partiti più invitanti. Devono essere più invitanti per coloro che non si vogliono legare a lungo. Dove sono in politica i cittadini altamente impegnati delle iniziative e delle associazioni? Il cittadino non organizzato in un partito non è mica automaticamente disinteressato. Potrebbe cooperare più intensamente di quanto adesso sia possibile.
D: Mah, se in un partito non ci sono entrato subito a vent’anni, più tardi trovo solo con difficoltà ancora un aggancio.
R: Ma non vorrà cominciare da dove ha cominciato il diciassettenne all’unione degli scolari, no?
D: Preferibilmente no.
R: Coloro che non sono membri di partito sono troppo fortemente esclusi, questo è vero. Spesso mancano solo i modelli di quelli che sono riusciti in questo passaggio.
(continua)

Grazie Mario, molto interessante! Ho trovato invece quest’articolo che getta una luce più critica sulla figura di Joachim Gauck
http://www.tagesspiegel.de/politik/joachim-gauck-lichtgestalt-mit-schattenseite/5995868.html
Che ne pensi?
Ringrazio AlessioM per avermi segnalato subito l’articolo del Tagesspiegel e mi scuso di non aver risposto prontamente alla sollecitazione. Quando ho letto l’articolo in questione, ho trovato confermato nella parte iniziale l’impressione già veicolata nell’intervista da cui traducevo, ovvero il nesso tra la popolarità di Gauck e la crisi della politica in Germania, il bisogno di figure, movimenti, idee non partitici – anche in tal senso la candidatura di Wulff era fin dapprincipio parte del problema e lo ha aggravato: la cancelliera che ce l’ha voluto ha uno stile personale che contraddice l’immagine consueta della politica partitica, ma purtroppo non sa praticare una politica diversa da quella di una persona d’apparato, e anche questo non ha aiutato la crisi della politica in Germania. Per la parte, invece, critica, non credo che il fatto riportato dal quotidiano potrebbe costituire un nuovo caso Wulff. Certo, Gauck è stato incaricato di gestire nell’interesse dello Stato e dei cittadini l’archivio degli atti personali che erano stati raccolti dalla polizia segreta della ex DDR e quello è un terreno scivoloso di per sé, ma l’episodio contestatogli dal quotidiano ha analogie solo formali con il caso Wulff. Registro, tuttavia, il fatto che ora il rapporto tra media e politica e, dunque, tra cittadini e politica si stia spostando sulla ricerca a ripetizione di nuovi casi Wulff (una cosa analoga era successa già dopo il caso Guttenberg, ma lì si trattava di plagi in tesi di dottorato, dunque di una qualificazione che è già di per sé non frequente e di un tema che è più distante dalla percezione della politica da parte della gente comune, mentre invece ora si tratta di favori, prestiti, privilegi, tutti temi percepiti come più concreti e più prossimi): è di questi giorni la notizia di interpellanze e contestazioni al sindaco di Berlino per viaggi e soggiorni non pagati. Perché la politica non riesce ad appassionare su altri temi? Questa mi pare la domanda che ci dovremmo porre.
davvero importante discutere sulle “forme della comunicazione e della partecipazione politiche che si stanno sperimentando e sviluppando in questi ultimissimi tempi e sulle prospettive che si stanno aprendo”, credo che sia forse La Sfida più importante ora, molto sottovalutata dai media a dire la verità. Mi piacerebbe approfondire con un post sulle nuove forme di democrazia partecipata esistenti, o in via di sperimentaizone, in europa, sul quale in parte è anche incentrato un progetto di ricerca che sto facendo a Urbino. COn internet si stanno davvero rendendo disponibili forme di partecipazione inedite, spesso ostacolate o nascoste… vale la pena rifletterci, grazie Mario.
Anche se ho finora postato solo la prima parte dell’intervista, vorrei ugualmente provare a ragionare insieme su alcuni degli aspetti che avevo accennato e che sono stati ripresi nei commenti. La comunicazione politica all’opera in questa intervista mira a creare un ponte tra le generazioni, perché questo è un problema oggettivo sia per l’autorità politica di Gauck, sia per l’intera società, sottoposta a trasformazioni rapide e contraddizioni radicali che hanno posto problemi di relazione tra le generazioni. Gauck appare allora come una persona che appartiene a una generazione non estranea a quella di quanti sono ancora in cerca di una collocazione e identificazione politica e sociale, dunque i giovani, anzitutto, ma anche chi si sente poco rappresentato o estraniato dalla politica. L’uso che fa di alcune espressioni giovanili è molto circospetto, nella misura in cui non vuole dare l’impressione di essere un giovane, ma di conoscerne semplicemente il linguaggio e di essere in sintonia con loro, mantenendo la propria identità. Nella politica italiana degli ultimi vent’anni, abbiamo alcuni esempi infami e sciagurati di affrontare questo problema. Ammetto che sarebbe più interessante occuparsi qui del modo in cui operarono a riguardo il gruppo dirigente di sinistra poi confluito nel Partito Democratico (si pensi qui, per esempio, al profluvio di inglese, con elementi ricalcati da realtà del tutto estranee a quelle in cui effettivamente si doveva operare, segno evidente dello spaesamento culturale e dell’autoreferenzialità della base di potere di quel gruppo). Ma per adesso vorrei accennare solo al trasformismo mediatico e biologico che ha caratterizzato fin dall’inizio l’autorappresentazione dell’ex presidente del consiglio e che ha un evidente carattere totalitario: far credere o sentire agli altri che egli può sostituire tutto e tutti (il presidente operaio, che è anche il presidente imprenditore), ma anche l’uomo che il successo non abbandona mai, per il quale il tempo non passa, perché ha dalla sua un potere illimitato, Da qui, anche, il lato positivo dell’effetto politico delle orgie, che erano certo il segno di uno squilibrio già lamentato e confessato dalla moglie agli amici, ma che avevano poi inevitabilmente effetti politici, appunto perché è una personalità pubblica quella che ne era protagonista.